
Dal Pixel alla Sgorbia: Il mio viaggio nel segno.
Il mio percorso creativo non è mai stato una linea retta, ma un’evoluzione continua fatta di materia, luce e codice. Sono Andrea Gentili e da oltre quarant’anni vivo la comunicazione visiva come una missione: una ricerca incessante di nuovi modi per dare forma alle idee.
Tra i banchi di Urbino e il primo Macintosh
Tutto è iniziato all’Accademia di Belle Arti di Urbino. Lì, sotto la guida dei maestri Bompadre e Bruscaglia, ho imparato a dialogare con le tecniche incisorie, scoprendo la magia del segno che scava la superficie. Erano gli anni in cui la grafica diventava impegno civile e, ispirato dal carisma di Massimo Dolcini, ho scelto di dedicare il mio lavoro alla pubblica utilità fondando lo Studio Asa.
Sempre negli anni Ottanta è avvenuto l’incontro che ha cambiato tutto: quello con il primo Macintosh. Sono stato un pioniere della grafica computerizzata quando era ancora un territorio inesplorato, trasformando il computer in un ponte verso l’innovazione: dai primi CD-ROM interattivi alle ricostruzioni virtuali su Second Life.
Il racconto del territorio: Mito e Realtà Virtuale
La mia creatività è profondamente legata alle mie radici marchigiane. La passione per la montagna e le leggende dei Monti Sibillini mi ha portato a creare Sibylla.it, un progetto dove il mito incontra la tecnologia. Come Adobe Certified Instructor e docente, ho sempre amato condividere questo sapere, usando la fotografia immersiva e la VR per trasformare paesaggi e opere d’arte in esperienze che chiunque può esplorare.
Il cerchio che si chiude: Il ritorno alla materia
Dopo decenni passati a esplorare l’infinità del digitale, nel 2014 ho sentito il bisogno di tornare alle origini. È stata un’illuminazione: durante un corso internazionale di incisione, ho riscoperto il piacere della lentezza e della fatica manuale.
Oggi la mia arte vive in questo equilibrio: tra la precisione millimetrica dell’elaborazione digitale e l’anima vibrante della xilografia. Ho ripreso in mano l’inchiostro e le sgorbie, non per abbandonare il futuro, ma per riportare nel presente la bellezza tangibile del segno inciso.